Fly-Out Isole Canarie 2014 - La Palma

 

 

A fine maggio ė tempo di flyout di primavera. Tradizionalmente accompagniamo gli amici del Gruppo Volo Motore Lugano nella loro uscita più importante dell'anno. Purtroppo quest'anno le date non coincidono ed affronteremo l'intera settimana in solitaria.

 

In solitario dobbiamo quindi anche decidere la meta. Come d'abitudine si deve valutare se favorire il valore paesaggistico piuttosto che culturale dei luoghi visitati oppure  quante ore di volo si possono o si vogliono investire. Decidiamo di privilegiare il volo, scegliendo un obbiettivo distante e geograficamente interessante: le Isole Canarie. Ma quale tra le sette isole dotate di un aeroporto raggiungere?
Abbiamo cinque giorni a disposizione, di cui uno di riposo, generalmente a metà viaggio. Dunque due giorni per l'andata e altrettanti per il ritorno. Non molti per un viaggio di complessive 3600 miglia nautiche. Inoltre due delle tre isole minori, e cioè El Hierro e La Gomera, non sono munite di uno scalo doganale e quest'ultima non ha nemmeno carburante. Conosciamo da un volo precedente El Hierro, e quindi ci interesserebbe La Gomera ma, non avendo un aeroporto di entrata, ci costringerebbe ad uno scalo se in arrivo dal Portogallo o dal Marocco. E, con il poco tempo a disposizione, ci accorcerebbe inutilmente il soggiorno. Oppure potremmo fare tappa diretta dalla Spagna, ma arriveremmo a destinazione senza possibilità di rifornire e quindi bloccati a terra.  Gli aeroporti di entrata dell'arcipelago  sono: Lanzarote, Fuerteventura, Tenerife, la Gran Canaria e La Palma. La flessibilità di potersi spostare con un piccolo velivolo di aviazione generale ė naturalmente un forte incentivo ad evitare le mete più turistiche per favorire quelle più discoste ma non necessariamente meno interessanti. La scelta cade forzatamente su La Palma, che conosciamo per avervi fatto uno scalo tecnico una prima volta in viaggio per El Hierro e una seconda volta al ritorno dal Capo Verde. Non l'abbiamo però mai visitata e questa sarà la volta buona!
 
Ora bisogna pianificare le tappe. Il vento a scendere ė come d’abitudine contrario, fortunatamente non forte, ma abbastanza da rendere una tappa di 900 miglia nautiche sull'oceano arrischiata. Voleremo dapprima a Perpignan nel sud della Francia per uno scalo tecnico per poi proseguire fino a Siviglia dove trascorreremo la notte. Il giorno seguente faremo scalo a Porto Santo, un'isola vicino a Madeira, per poi proseguire fino alla meta.

 

28 maggio 2014

Lugano-Perpignan

Ė un volo che conosciamo bene e che ci porta ad attraversare gli Appennini nell'entroterra di Albenga. Poi lungo la Costa Azzurra e fino a Marsiglia per sorvolare la foce del Rodano. In settimana lo spazio aereo sul golfo del Leone è occupato dai militari della Force de l'Air basati a Istres fino ad alta quota, ciò che ci impedisce di accorciare la rotta con un diretto verso Perpignan. Veniamo però ripagati da condizioni meteo assolutamente favorevoli (assenza di vento, in particolare del Mistral) e dall'atterraggio gratuito.


Il Ticino lascia il lago Maggiore a Sesto Calende



Le saline di Giraud alla foce del Rodano.

 


Finale a Perpignan, per una volta senza vento!

 

Perpignan – Siviglia

Un'ora più tardi siamo nuovamente in volo, aggiriamo Barcellona tenendoci al largo della costa per una forte attività temporalesca sulla città catalana.  E manterremo per molte miglia questa rotta, parallela a quella del piano di volo, sfruttando una funzione del Germin GPS denominata "parallel track".

 


Temporali sopra Barcellona.

 


Lo stormscope ci conferma che non si tratta di una singola cellula ma ne incontreremo altre per almeno 100 miglia

 


La P sul Garmin indica il parallel track

 


A metà strada tra Barcellona e Valencia lasciamo i CB

 


Il brutto tempo è alle spalle

 


Valencia

 


In discesa verso Siviglia

 


Qualche cumulo pomeridiano e turbolenza da termica pomeridiana

 

 

Giungiamo a Siviglia a metà pomeriggio. Il clima é caldo, ma non troppo. L'albergo ė in pieno centro storico e ci permette di visitare la città vecchia comodamente a piedi. Cena con tapas e jambon serano e pianificazione del giorno seguente. Le funzioni eccellenti di Rocket Route ci permettono di eseguire il tutto in pochi minuti comodamente seduti nel giardino dell'hotel.

 


Nel cortile dell’albergo diamo un’occhiata alla piantina della città

 


La cattedrale gotica è una delle maggiori europee.

 


Particolare della facciata

 


L’organo e la navata laterale



Passeggiando lungo il calle Rey Juan Carlos I sul Guadalquivir

 


Pausa gelato meritata

 


A spasso per il centro storico



A cena con jamòn serrano

 

 

29 maggio 2014

Siviglia - Porto Santo


Come spesso accade nei flyout, i momenti più difficili sono quelli a terra: si tratta di trovare l'ufficio C! Non ė cosa da poco e ci costa un'ora di tempo. Poi non appena l'handling ci porta al l'aereo i problemi finiscono come d'incanto e cominciamo a godere del volo.


Siviglia è sede della Airbus Military

 


La coda di un Beluga sporge da un enorme hangar

 


In decollo sorvoliamo il quartiere dell’Expo e dello stadio

 


Un’enorme centrale solare a specchi

 

Sorvoliamo Faro in Portogallo e lasciamo la costa per l'oceano. Il punto si chiama Narta, e anche se si tratta solo di coordinate virtuali in mezzo al mare quando ci passiamo, ci sentiamo un po' meno persi e un po' più sicuri. E poi giù dritti verso sud, verso l'isola di porto santo. Le diverse formazioni nuvolose che incontriamo lungo la rotta rendono il volo meno monotono. Il vento ė praticamente assente, la turbolenza anche. Buono per il volo, meno per l'atterraggio. Infatti queste condizioni creano nuvolosità a bassa quota che ricopre le isole come un cappuccio che i locali chiamano "helmet" dall'inglese casco. E puntualmente in avvicinamento vediamo sbucare le vette dell'isola da una nuvolosità stratiforme a bassa quota. Sotto pioviggina, il mare ė grosso e il paesaggio è tutt'altro che accattivante.

 


Lasciamo la terra ferma per l’Atlantico

 


In lontananza si scorgono le cime di Porto Santo che spuntano dalle nubi

 


Usciamo dalle nubi in avvicinamento

 


Porto Santo è vulcanica, spoglia e oggi anche con il brutto tempo

 


Siamo sicuri di non aver sbagliato isola

 


Le cime delle montagne spariscono nelle nubi. Compiliamo il piano di volo e andiamo

 

Il turn-around allo scalo ė un po' complicato tenuto conto che siamo l'unico movimento della mattina. Sono comunque gentili, tra di loro c'è anche uno spotter che vuole fotografare l'aereo. Aggiornamento meteo, panino e via alla volta delle Canarie. Mentre il volo precedente ci ha tenuto in aria per più di tre ore, La Palma ė ormai vicina e ci saremo in poco più di due ore. La meteo non cambia, vento debole in quota e sotto coltre nuvolosa quasi chiusa. Spicca da lontanissimo la sagoma inconfondibile della montagna più alta della Spagna, il Pico del Teyde, sull'isola di Teneriffe, alta 3716 metri. Il tempo di scattare le foto ed è ora di scendere da Fl180, nostra quota di crociera.

Gli avvicinamenti sulle isole minori sono di non precisione con un VOR e forse un DME e spesso non allineati con la pista. Trattandosi di isole vulcaniche e quindi di forma conica, la pista ė costruita tangente alla costa. Le pareti della montagna sono però spesso troppo vicine e obbligano a tracciare un avvicinamento dissasato. Si aggiunga la meteo ed il vento che soffia verso terra e quindi parzialmente al traverso, e l'atterraggio si fa interessante. La pista ė comunque lunga e sopratutto larga e finalmente tutto va per il meglio. Ci sorprendono i controlli del bagaglio assai minuziosi, quasi i poliziotti cercassero un po' di lavoro in un aeroporto altrimenti deserto.

 


Il Pico del Teyde, la montagna più alta della Spagna

 


Le cime di La Palma in avvicinamento

 


Scendiamo nelle nubi

 


In corto finale. L’aerostazione è costruita parzialmente su palafitte per mancanza di spazio.

 


Deserto il piazzale

 

Andiamo subito allo sportello della Europcar e prendiamo una Opel Corsa a noleggio. Prima di lasciare l'aeroporto usiamo il wifi per navigare un po' e cercarci l'albergo. Con le moderne App come il Tripadvisor o Trivago ė un gioco da ragazzi.
Lasciamo la costa orientale, sventata e nuvolosa e ci inerpichiamo lungo una strada di montagna degna delle nostre Alpi. Una galleria ci porta sul versante occidentale dove il paesaggio ed il clima cambiano totalmente. Siamo sul versamento protetto dell'isola. Il vento ė calmo, le nubi si dissipano per un fenomeno simile al nostro favogno. Tutta questa parte dell'isola ė coltivata a banane. La Palma ė il maggior produttore europeo di banane, viene da chiedersi se il nome dell'isola più azzeccato non sarebbe  "La Banana".
Dopo un'ora di guida arriviamo in un paesino di nome Tazacorte. Il paesino ė piuttosto anonimo, l'albergo invece un colpo di fortuna, o meglio, un colpo di Tripadvisor. Gestito da una catena tedesca ed arredato in stile indigeno con un mix ben calibrato di mobilio antico dell'Europa continentale, ė una vecchia açienda trasformata ed ampliata in struttura turistica. La sensazione ė quella di un albergo di lusso fuori dal mondo, in mezzo al niente, anzi in mezzo alle banane.

 


L’isola di La Palma, la capitale Santa Cruz con l’aeroporto. Los Llanos dove abbiamo pernottato. Il centro astronomico si trova sul bordo settentrionale del cratere.

 


Ci facciamo la “Corsa”

 


Strada di montagna e nebbia …. alle Canarie

 


Dalla finestra dell’albergo solo palme

 


La salle à manger arredata in maniera sfarzosa

 


Mentre ceniamo si fa notte.

 

30 maggio 2014


Ė il giorno di riposo, dedicato all'esplorazione dell'isola. Partiamo di buon mattino seguendo la costa orientale in direzione nord. Le ripide pendici del vulcano costringono la strada a numerose curve e continui saliscendi. Le piantagioni del sud lasciano spazio a boschi di conifere. Ė un paesaggio che ricorda quello delle nostre Prealpi in netto contrasto con la vicinanza del mare. Si procede cautamente, la velocità ė adeguata al tracciato e allo stato della strada. Il traffico locale ė scarso ma incontriamo numerosi turisti.  Mano a mano che ci spostiamo verso nord, il paesaggio si fa più aspro. Il tracciato abbandona la costa, impervia e non più praticabile. I cartelli ci indicano la deviazione per il centro astronomico europeo, qui costruito per le eccezionali qualità dell'atmosfera. Situato sulla sommità del cratere vulcanico che costituisce l'isola, oltre i 2000 metri di quota, ė stato finanziato con i fondi della Comunità europea. Il luogo non conosce inquinamento atmosferico e nemmeno luminoso ed ė il più soleggiato di tutta Europa. Gli astronomi possono dunque contare su numerosissime notti stellate per le loro osservazioni. Oltre a un enorme telescopio di 12 metri di diametro, si contano due dozzine di telescopi più piccoli appartenenti alle singole nazioni. La cima della montagna sembra un prato dove crescono funghi giganteschi.

La strada non termina all'osservatorio ma si inerpica fino al punto più alto dell'isola a 2500 metri, denominato "los muchachos", i ragazzi, per la particolare forma che la lava ha assunto nel corso dell'ultima eruzione avvenuta 300 anni fa. Da qui si gode una vista imprendibile su tutta l'isola.
 
Scendiamo a valle lungo un'altra strada, più guidabile, verso la costa est.  Visitiamo il capoluogo dell'isola, la Palma, nelle immediate vicinanze dell'aeroporto per poi rientrare in albergo lungo la strada percorsa il giorno precedente.
 



Il paese di Tazacorte. Il verde sono tutte piantagioni di banane

 


La strada si inerpica lungo le pendici del vulcano

 


La vegetazione si fa meno marittima

 


Oltre i duemila metri di quota incontriamo ancora solo cespugli



Raggiungiamo il maggiore telescopio europeo

 


Ve ne sono di tutti i tipi



Sembrano funghi giganteschi

 


Ancora più in alto in vetta al vulcano



I 2500 metri de Los Muchachos

 


I “ragazzi” di lava

 


Anche qui crescono i fiori

 


E che fiori!

 


Scendiamo verso il capoluogo dell’isola, Santa Cruz de la Palma

 


La città, dietro l’aeroporto



Mare impetuoso

 


Si dice che Colombo sia passato di qui verso l’America. Una copia della “Santa Maria”

 

30 maggio 2014

La Palma - Murcia/San Javier

 

Ė il giorno del rientro. Di buon mattino ci rechiamo in aeroporto dopo un’abbondante colazione. Sappiamo infatti che il volo sarà lungo. Lungo la rotta dell’andata, che passa per Porto Santo  e Faro i venti soffiano prevalentemente al traverso per ruotare poi a sud-ovest lungo le coste africane. Decidiamo allora, e Rocket Route ci da ragione, di volare verso l'Africa, per  seguire le coste del Marocco fino a Tangeri, puntare su Gibilterra e quindi virare a est verso la Costa Blanca. Scegliamo San Javier, a sud di Murcia, come meta della giornata. Sono 1050 miglia nautiche secondo il piano di volo. Poiché i venti non soffieranno  mai contrari, possiamo contare su di una velocità media al suolo di 200 nodi. Dunque un volo di poco più di cinque ore di durata. Dovessero i venti risultare peggiori del previsto, potremmo contare su numerosi alternati nell'ultima ora di volo.

Il vento soffia violento quando arriviamo in aeroporto con l'auto a noleggio. I marosi che impattano sulla diga frangiflutti alzano schizzi che volano trasportati dal vento fino in strada. Le auto sono coperte di sale. Il tarmac che ospita il nostro silver eagle è posizionato 10 metri più in alto. Non sufficienti per proteggerlo totalmente. Lo troviamo incrostato di sale. Togliamo le coperture della turbina e del pitot all'ultimo momento prima della messa in moto. La procedura va spedita. In pochi minuti ci allineiamo e decolliamo con prua ad est. Troppo a nord però per sorvolare le altre isole dell'arcipelago. Ben presto riceviamo uno short cut verso Essauira, cittadina costiera del Marocco occidentale. I venti si confermano leggermente a favore e salendo fino ad una quota di pressione di 22000' che corrisponde oggi ad una quota di densità di 24000' riduciamo i consumi a 74 litri all'ora con solo una minima penalizzazione di velocità. Il Garmin 430 interfacciato con il computer del carburante ci indica chiaramente che arriveremo a San Javier con abbondanti riserve. Ci gustiamo il panorama privilegiato delle coste marocchine. Osserviamo le navi che passano lo stretto di Gibilterra. Scattiamo le foto della famosa rocca. Ora il vento soffia in coda e più vigoroso. La ground speed sale a 225 nodi. Dobbiamo discutere con l'ATC per alcuni minuti perché non vuole lasciarci proseguire per San Javier in quanto militare. Ma avevamo già raccolto il permesso. Tentano di dissuaderci ma alla fine la spuntiamo noi. Mettiamo prua per Almeria poi per San Javier ed è già ora di scendere. Più in basso il vento ruota ed in finale soffia teso, quasi in asse pista 05R. Il cronometro mostra 5h34' di volo, quasi un record di durata, secondo solo al volo di rientro da Santa Maria nelle Azzorre. Facciamo subito carburante per non rischiare ritardi il giorno seguente. Trascorriamo la serata in un delizioso ristorante su palafitte del Mar Menor, una grande laguna separata dal mare aperto da una lunga e sottile striscia di terra. Un magnifico spettacolo naturale deturpato da una scellerata speculazione edilizia.

 


A Santa Cruz tira sempre vento.

 


Dopo il rifornimento scrostiamo le parti sensibili dal sale accumulatosi



Virata a destra dopo il decollo e ultimo sguardo all’isola

 


Il Pico del Teyde è onnipresente



Siamo pronti per affrontare il lungo volo

 


Siamo in volo da 1 ora e 3 minuti



Abbiamo ancora 5 ore e 56 minuti di autonomia. Il consumo è di 74 litri/ora

 


Le 7 ore totali di autonomia si raggiungono grazie ad una density altitude di 24'000 piedi



In avvicinamento alle coste africane

 


Al largo di Essaouira



Lasciamo l’Africa e attraversiamo lo stretto di Gibilterra

 


Tarifa, il punto più a sud della Spagna e il punto più stretto dello stretto



Sulla verticale di Malaga

 


Cartagena ed il porto



Il Mar Menor. Al largo La Manga



Los Alcazares, in lontananza San Javier


31 maggio

San Javier - Zurigo


Questa mattina dobbiamo essere precisi con gli orari poiché abbiamo un slot per le quindici a Kloten. Calcoliamo poco meno di quattro ore di volo e al mattino quindi ce la prendiamo con tutto comodo. Il brutto tempo ci perseguita. Quando arriviamo in aeroporto comincia a piovere. Ci sottopongono a lunghi controlli prima di poter accedere al l'aereo. Quando finalmente lo raggiungiamo a piedi la pioggia ė battente. Una volta di più ci rifugiamo sotto le ali. Aspettiamo ancora qualche minuto e poi mettiamo in moto all'ora prevista. Decolliamo in direzione delle Isole Baleari attraversando proprio la zona del brutto tempo. È caldo ed umido, passando gli 8000' cominciamo a caricare ghiaccio misto, molto aderente. I boots hanno difficoltà a liberarsene. Finalmente a 14000' usciamo nel sereno, ma impiegheremo più di un'ora di volo prima di smaltirlo completamente per sublimazione. Intanto lasciamo le Baleari alla volta di Martigues poi Montelimar e quindi Ginevra. Percorriamo tutto l'Altipiano con un bel l'avvicinamento a Kloten per pista 14. La Flight Maintenance ci aspetta come al solito per la manutenzione.

 


Piove copiosamente al mattino del rientro

 


Sorvoliamo La Manga del Mar Menor prima di entrare in nube

 


Carichiamo parecchio ghiaccio prima di uscire on top

 


Ritorniamo sulle saline de Giraud alla foce del Rodano a poca distanza dalla base militare di Istres. Seguiremo la valle del Rodano fino a Ginevra

 


Accanto al Monte Bianco

 


È finita anche questa volta: finale 14 a Zurigo


 

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